La storia di questo giardino parla di artisti, di passione per la botanica, di amore per i colori e per la cultura marocchina.

Parla di un pittore francese, Jacques Majorelle, a sua volta figlio d’arte, che, stabilito prima a Casablanca nel 1917 e poi a Marrakech, nella Medina, nel 1919, si innamora del Marocco e della sua terra.

Pochi anni dopo, nel 1922-23, decide di acquistare un terreno, un palmeto, a nord-ovest della Medina, per creare la sua oasi di pace personale, lontana dal caos della città che tanto ama. Voleva un posto tranquillo per svolgere il suo lavoro di artista, isolato dal resto del mondo. La villa che si fece costruire nel 1931, dall’architetto Paul Sinoir, ospita al piano terra la sua abitazione e al piano superiore il suo studio. Il tutto in stile moresco.

Pian piano iniziò a realizzazione il giardino, un’impresa che durò ben 40 anni. Dietro alla creazione del giardino c’era la volontà di unire il suo immenso amore per la botanica a quello per la cultura islamica. Con una superficie di oltre 9000 mq di terreno, il Jardin Majorelle è oggi uno dei giardini botanici e paesaggisti più incantevoli, meravigliosi e misteriosi del Marocco.

L’ispirazione ai giardini marocchini e all’arte islamica è evidente: non a un caso il parco è recintato da mura e al centro si trova l’elemento dell’acqua, come richiedono le prescrizioni del Corano per il Giardino Islamico.

Arricchito con esemplari botanici esotici provenienti da tutti e cinque i continenti, anche dagli angoli più remoti del mondo, il giardino oggi è una vera e propria oasi lussureggiante e tropicale. Vanta collezioni di cactus, banani, rare piante di aloe, palme, bambù, salici, gelsomini, agavi, ninfee e molto altro.

Caratteristico e inimitabile, c’è un elemento che immancabilmente rimane impresso nella mente di chi ha la fortuna di visitare il giardino: il Blu Majorelle, un blu oltremare intenso, accesso, un colore meraviglioso con il quale, nel 1937, l’artista dipinse le pareti della villa e la cinta del giardino, su consiglio del suo architetto Paul Sinoir.

Un colore così unico da prendere proprio il nome di Blu Majorelle. Un blu vivace, capace di contrastare piacevolmente la calma trasmessa dell’acqua che scorre, con i suoi fiori di loto galleggianti; capace di risaltare armonicamente tra la quiete regalata dai mille profumi dispersi nell’aria e dal cinguettio degli uccellini che nidificano nel giardino. Quello che apparentemente può risultare un elemento contraddittorio e discrepante, rende invece il giardino ancora più magico ed eccezionale.

Oltre al blu, spicca il colore giallo, in alcuni dettagli della villa, e il colore rosso, ad esempio nella pavimentazione intorno alla casa. La scelta dell’uso dei colori primari non fu casuale, ma bensì legata alle doti artistiche del proprietario.

A Jacques Majorelle l’impresa risultò, come immaginabile, faticosa e costosa, tanto che lui stesso dichiarò: “Questo giardino è un compito epocale, al quale mi dedico interamente. Mi ci vorranno gli ultimi anni e cadrò, esausto, sotto i suoi rami, dopo avergli dato tutto il mio amore”. Nel 1947, infatti, Majorelle aprì il suo giardino al pubblico per sostenere i costi di manutenzione, facendo pagare un biglietto d’ingresso per la visita.

Purtroppo di lì a poco il pittore francese fu vittima di una serie di eventi disgraziati, prima con il divorzio dalla moglie Andrée Longueville, nel 1956, che lo costrinse a dividere la proprietà, poi con un incidente automobilistico grave che gli costò l’amputazione della gamba sinistra. Tornò in Francia, a Parigi, per curarsi, ma alcune complicazioni derivanti dalle ferite gli fecero perdere la vita nell’ottobre del 1962.

Il giardino cadde lentamente in rovina.

Fortunatamente il destino volle che un altro grande artista francese risollevò le sorti del giardino. Quattro anni dopo la morte di Jacques Majorelle, lo stilista Yves Saint-Laurent e il suo socio d’affari e compagno Pierre Bergé scoprirono le meraviglie del Jardin Majorelle e se ne innamorarono perdutamente, tanto da definirlo “un’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura”.

Nel 1980, arrivata voce che la proprietà sarebbe stata demolita e successivamente trasformata in un complesso alberghiero, la coppia decise di acquistare il Jardin Majorelle e di riportarlo al suo splendore originale. Iniziarono così i progetti e i lavori di restauro, che prestarono molta attenzione alla visione originale di Jacques Majorelle. Il progetto incluse anche un’espansione del giardino stesso. Quest’ultimo fu dotato di un sistema di irrigazione automatico; fu creata una squadra di 20 giardinieri e inserite nuove specie di piante.

La villa del pittore francese venne ribattezzata Villa Oasis e Yves Saint Laurent la scelse come nuova residenza, trovandovi nel luogo una fonte inesprimibile di ispirazione. Lo stilista affermò infatti: “per molti anni, il Jardin Majorelle mi ha fornito una fonte infinita di ispirazione e ho spesso sognato i suoi colori unici”.

Nel 2008 Yves Saint-Laurent morì a Parigi e le sue ceneri furono disperse, per sua stessa volontà, nel giardino botanico delle rose al Jardin Majorelle. In sua memoria, venne eretto un memoriale all’interno del giardino.

Nel 2010 la strada di fronte al Jardin Majorelle fu ribattezzata, in onore dello stilista, Rue Yves Saint Laurent dalla principessa Lalla Salma, moglie del re del Marocco Muhammad VI.

Nello stesso anno la proprietà passò alla Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, un’organizzazione francese senza fini di lucro. Dal 2011, anno di inaugurazione, all’interno del giardino si trova il Museo Berbero, museo che offre una ricca visione della creatività del popolo berbero, il più antico del Nord Africa.

Ogni anno sono più di 600.000 i visitatori che si perdono tra le specie esotiche e le bellezze del giardino!

Noi non vediamo l’ora di poter partire, direzione Marocco!